martedì 10 ottobre 2017

Convegno settore postale privato: Il mercato tra Concorrenza e Innovazione

Questa legislatura ha lavorato molto sul settore postale, anche se non sembra. Due sono i temi che hanno contraddistinto il suo interessamento: la privatizzazione di poste italiane spa e la liberalizzazione inserita nel DDL concorrenza.
Tralasciando la privatizzazione del monopolista che in questo contesto conta relativamente, le grandi novità sono appunto portate dalla liberalizzazione.
Chiaramente quello che cambierà da subito sarà la gestione del servizio universale. Poste italiane ha dimostrato di non poter servire il paese al meglio, pur avendo a disposizione la più vasta rete capillare di uffici postali. I suoi problemi vanno ben oltre, e sono legati ad una gestione interna del personale che più volte ho segnalato.
Su questo punto credo che il lavoro del governo e del parlamento debba concentrarsi.
Occorre al più presto risolvere questo problema, se poste italiane non lo fa, allora, che vengano in aiuto i privati.
Occorre gestire il servizio universale mediante bandi di gara ad evidenza pubblica, utilizzando anche la divisioni in lotti.
Ma la liberalizzazione porta con sé un altro tema fondamentale. La rete di distribuzione pagata coi soldi pubblici è attualmente patrimonio del monopolista. Con un mercato liberato, serve una infrastruttura neutra e non discriminatoria. In Autorità sono depositati degli esposti a riguardo, ne non erro. Bene il parlamento secondo me deve cominciare a lavorare su questo tema.
Il ragionamento da fare dovrebbe essere analogo a quello che si è fatto con le ferrovie dello stato o con le telecomunicazioni. Con l’avvento della liberalizzazione la rete è stata scorporata dalla gestione del servizio, e nel rapporto con il governo si utilizza lo strumento del contratto di programma. 
Con una rete neutra serve una autorità di vigilanza e regolazione, qui siamo fortunati perché AGCOM potrebbe già provvedere.
Come ultima cosa, da non dimenticare, il settore postale non può essere mai fermo. Deve continuamente rinnovarsi e innovare. Le aziende del settore privato devono fare rete, cooperare per raggiungere obiettivi comuni e poi competere tra di loro.
Occorre che il settore innovi molto nel processo, introduca oltre a prodotti innovativi, qualcosa che renda sempre di più la vita semplice al cittadino o all'azienda che vuole spedire corrispondenza. Il parlamento ascolta tutte le proposte, tanto più queste arrivino da una piattaforma condivisa e compatta di aziende.
Il settore postale inoltre può giocare una partita fondamentale nella mobilità sostenibile. La conversione della flotta dei veicoli per la distribuzione urbana della corrispondenza possono venire convertiti con dei veicoli elettrici, oggi anche a basso costo. Il settore postale potrebbe così concorrere, con l’efficienza energetica ottenuta, all’ottenimento dei certificati bianchi da parte del GSE.



Ivan Catalano

Fondi di Garanzia: le banche non si fidano delle giovani imprese

Venerdì 6 ottobre 2017, ho discusso in aula una interpellanza urgente, rivolta al Ministero dell'Economia e delle finanze, riguardante le Iniziative di competenza volte a favorire l'accesso al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con particolare riferimento alle garanzie richieste da istituti bancari – n. 2-01947.

Durante la mia attività parlamentare sul mio territorio, la Regione Lombardia e nel dettaglio la Provincia di Varese, ho conosciuto diverse aziende, soprattutto startup, che hanno avuto diversi problemi ad accedere al credito garantito dallo stato con il fondo di garanzia.

Con il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l'Unione europea e lo Stato italiano affiancano all'impresa i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie, coprendo l'80% del valore del credito. Con questo strumento lo Stato si assume il rischio d'impresa, per incentivare la creazione di nuove imprese, l'innovazione e l'occupazione. Lo scopo di tale garanzia pubblica è quello di sostituirsi in parte alle costose garanzie altrimenti richieste alle imprese dagli istituti di credito a fronte della concessione di un prestito.

Ma le banche, nonostante la garanzia pubblica, continuano a non dare fiducia alle imprese del nostro territorio. Da qui nasce il problema: assenza di Fiducia.

Il sistema bancario sembrerebbe non capire che l'innovazione portata dalle start up non è soltanto l'innovazione classica digitale, come un'app o qualsiasi strumento software che noi siamo abituati a vedere, a volte l'innovazione è di processo. Davanti a queste aziende non riescono a valutare il rischio, così chiedono loro pesanti garanzie fideiussorie, personali, a volte oltre il valore del finanziamento richiesto, invece che il solo 20% rimanente.

Ma la cosa che mi ha colpito particolarmente, nel parlare con le imprese del mio territorio, è che, quando si presentano in banca e vanno dal direttore e portano il business plan, portando gli ordini, le anticipazioni dai loro clienti, tutte le garanzie che i loro clienti e fornitori forniscono dare per aiutarle la banca non si fida. 


Se non innoviamo i processi, Industria 4.0 ce la possiamo anche sognare, se le banche non si fidano delle nostre imprese non possiamo competere in Europa.

La risposta data dal governo è incoraggiante, ma credo che  la banca non possa andare oltre una ragionevole tolleranza alla richiesta di garanzie per il 20% rimanente. Le garanzie fideiussorie personali non devono comunque andare oltre questo valore. 

Mi farò parte attiva in Legge si Stabilità e verso i rappresentanti delle banche del mio territorio.



Ivan Catalano

lunedì 2 ottobre 2017

#Vaccini: cosa ci dicono i dati storici e attuali sul #morbillo? Finiamola con questa epidemia mediatica

Ogni volta che muore qualcuno di morbillo, la stampa mainstream, ma anche i newmedia, si scatenano nella più strumentale comunicazione politica: la paura dell'epidemia e la corsa alle vaccinazioni.
Ma facciamo un attimo il punto della vicenda morbillo. 
I dati storici sulle morti, parlando di fonti ufficiali, possono essere reperibili in formato grafico a questi indirizzi: Istat - mortalità sotto i 5 anni (2014)Rapporto Istat-Unicef sulle malattie infettive (2011). I dati relativi alla popolazione residente, i nati vivi e gli attuali casi di morte da malattie infettive si possono trovare facilmente sul sito dell'istat: dati.istat.it. Un ultimo link invece riguarda la copertura vaccinale storica che si trova sul sito dell'istituto superiore di sanità.
Cominciamo dall'inizio. Com'è l'andamento storico dei casi di bambini morti, rispetto ai nati vivi? In risposta a questa domanda pubblico direttamente il grafico che vi mostra l'andamento:


Ingrandendolo potrete facilmente osservare che, sommando i dati tra maschi e femmine, dal 1895 al 2011, la curva ormai è prossima allo zero. Il periodo più acuto è stato all'inizio del 1900 con 24 decessi ogni 1000 bambini nati vivi, intorno agli anni 50' era di 2/3 bambini, per poi arrivare a 0 su mille, che vuol dire che la frequenza è ancora più bassa. Oggi ad esempio la frequenza è misurabile su 1 milione di bambini nati vivi.
Vi starete sicuramente chiedendo: è stato merito della vaccinazione, se il calo è stato così drastico?
Per rispondere a questa domanda pubblico il grafico che mostra l'andamento della copertura vaccinale entro i 24 mesi di vita dei bambini:


la vaccinazione è iniziata intorno agli anni 80', quando la mortalità era già ai livelli odierni. Oggi prendendo a riferimento il periodo 2003 - 2014, per i quali abbiamo dati completi, al 2014 riscontriamo 44 bambini morti per milione di nati vivi. Un valore più o meno stabile dagli anni 70'. Tra l'altro è un dato aggregato di tutte le cause infettive, di cui il morbillo è una.

Ma allora perché la curva dei morti è scesa così rapidamente pur non essendoci state le vaccinazioni? I motivi sono essenzialmente 2 a mio avviso: miglioramento delle condizioni igieniche delle persone e immunità di gregge naturale e permanente. 
L'immunità di gregge è la teoria scientifica che teorizza, servendosi di modelli statistici, l'immunità di una popolazione, intesa come capacità di non far circolare il virus, dato un sottogruppo dello stesso immune. Negli anni 50' vi fu uno studio di Hedrich AW., ripreso da una pubblicazione del 1993: "Herd immunity: History, Theory, Practies", il quale dimostrò che è sufficiente una popolazione immune di bambini tra entro i 15 anni del 55%, per garantire l'immunità di gregge teorica, almeno del 90% di tutta la popolazione. L'immunità dei bambini però non deve essere dovuta alla vaccinazione ma alla contrazione e al superamento della malattia, che determina una immunità permanente (cosa che il vaccino non garantisce in quanto temporanea). C'è un'altra questione che io non sottavaluterei, ovvero l'allattamento al seno del bambino. Secondo uno studio del 2013 denominato "Loss of Passively Acquired Maternal Antibodies in Highly Vaccinated Populations: An Emerging Need to Define the Ontogeny of Infant Immune Responses" i bambini che ricevono latte da madri immuni naturali, ricevono una copertura passiva maggiore rispetto ai bambini allattati da madri immuni da vaccinazione. 

Oggi si punta a raggiungere come risultato la copertura vaccinale oltre il 95%, e si festeggia il risultato dopo che per ottenerlo si è passati sopra la garanzia costituzionale del diritto alla salute.
Vorrei ricordare che i vaccini sono farmaci e la vaccinazione una pratica medica e che entrambi sono soggetti a rischi. 
Durante questi anni ho avuto modo di affrontare diversi casi di danni da vaccino e vaccinazione. Ho sostenuto fino in fondo il diritto alla scelta, perché oggi vaccinarsi è un giusto metodo per prevenire la malattia, ma rientra nelle facoltà di scelta di trattamento del paziente (ad eccezione di emergenze sanitarie nazionali, o per questioni legate all'attività professionale).
Ognuno deve essere messo nelle condizioni di valutare i rischi delle proprie scelte.
Prendiamo ad esempio i rischi per la salute che derivano dal contrarre il morbillo, essi sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti (infiammazioni del cervello). Si riscontrano più spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse. Le stesse sono riscontrabili nel vaccino, perché altro non è che un virus del morbillo selvaggio attenuato mediante modificazioni genetiche in laboratorio, e le potete leggere in un qualsiasi foglio illustrativo di vaccino MPR(V). (es. Priorix capitolo 4.8). 
Infine ripeto ciò che sostengo da tempo, la vaccinazione deve essere preceduta da esami pre-vaccinali e succeduta da esami post-vaccinali, sia che si tratti di trattamento obbligatorio che facoltativo. Conoscere la salute propria o dei propri figli prima di sottoporsi/li a trattamento sanitario vaccinale è fondamentale.

venerdì 29 settembre 2017

#vaccini Infanrix hexa: dati preoccupanti sulle morti in culla, interrogazione per sospendere in Italia

il vaccino Hexavac è un farmaco che è stato autorizzato all'immissione in commercio dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema) il 23 ottobre 2000. il 1º dicembre 2003, l'Ema, nel documento «EMEA public statement: EMEA update on hexavalent vaccines: Hexavac and Infanrix Hexa» pubblicò i risultati di uno studio epidemiologico retrospettivo che aveva segnalato un aumento di morti in culla con riferimento ai neonati vaccinati con vaccini esavalenti, pur rilevando un'associazione temporale tra vaccinazione e decessi, e stabiliva la mancanza di un'associazione causale e di un rischio per la salute. il 17 novembre 2005 il farmaco viene sospeso dalla commercializzazione in via preventiva dall'Ema come misura cautelativa a causa di dubbi riguardanti la protezione a lungo termine contro l'epatite B.

Negli anni a seguire sono stati effettuati numerosi studi a riguardo, sia per la correlazione alla SIDS  che sulla efficacia immunizzati. Tra i tanti ricordo :

lo studio di Zinka e altri, «Unexplained cases of sudden infant death shortly after hexavalent vaccination» pubblicato il 26 giugno 2006 e lo studio scientifico «b-Tryptase and quantitative mast-cell increase in a sudden infant death following hexavalent immunization» hanno dimostrato il nesso causale fra il verificarsi della Sindrome della morte improvvisa del lattante (Sids) e la vaccinazione con Hexavac;

lo studio di Giambi C, Bella A, Barale A e altri «A cohort study to evaluate persistence of hepatitis B immunogenicity after administration of hexavalent vaccines» BMC Infectious Diseases 2008 8:100, pubblicato nel luglio 2008 e lo studio effettuato da Zanetti e altri «Challenge with a hepatitis B vaccine in two cohorts of 4-7-year-old children primed with hexavalent vaccines: an open-label, randomised trial in Italy», pubblicato il 9 giugno 2012 hanno chiarito le caratteristiche della risposta immunitaria evocata dall'antigene dell'epatite B di Hexavac, dimostrando la sua efficacia. il farmaco viene poi ritirato definitivamente su richiesta della ditta produttrice il 28 giugno 2012.

Ho fatto questa premessa su hexavac, perché recentemente anche il vaccino Infanrix Hexa, autorizzato all'immissione in commercio il 23 ottobre 2000, è stato oggetto di studio da parte della comunità scientifica medica mondiale. In data 9 settembre 2017, è stato pubblicato lo studio di Jacob Puliyel, C Sathyamala «lnfanrix hexa and sudden death: a review of the periodic safety update reports submitted to the European Medicines Agency» nel quale si riporta che: «Secondo l'analisi, i medici hanno scoperto che l'ultima relazione sulla sicurezza del vaccino “Infanrix hexa” presentata da GSK (2015) ha cancellato i decessi riportati in precedenza dal produttore nel suo 16° rapporto (2012). Se queste morti non fossero state cancellate, le morti dopo la vaccinazione sarebbero state significativamente superiori a quanto previsto per caso». Tuttavia, la rielaborazione dei dati presentati dalla Glaxo, effettuata correggendo i bias presenti sia nel PSUR 16 che nel PSUR 19, hanno chiaramente dimostrato che l'83 per cento delle morti riportate è avvenuto subito dopo la vaccinazione nei primi 10 giorni e solo il 17 per cento è accaduto nei successivi dieci giorni e solo il 17 per cento è accaduto nei successivi dieci giorni.

Se quanto affermato dallo studio fosse corretto, la cosa risulterebbe essere preoccupante, e così come successe per hexavac anche questo vaccino esavalente meriterebbe una attenzione maggiore. Spesso la "scienza medica di stato" ovvero quella al servizio della politica, afferma che senza nesso causale diretto, molto raro da osservare, non possa essere ipotizzata una correlazione tra farmaco e  malattia.
Pero con una sentenza del 21 giugno 2017, la Corte di giustizia dell'Unione europea, CG, sez. II, si è pronunciata affermando il principio per cui, in assenza di prove scientifiche che dimostrino o neghino in modo definitivo l'esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza della malattia, il danneggiato può dimostrare il nesso causale tra vaccinazione e patologia contratta sulla base della «prossimità temporale tra la somministrazione di un vaccino e l'insorgenza di una malattia», ovvero dell'esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di [una] malattia a seguito di ... somministrazioni.

Per queste ragioni ho scritto una interrogazione per chiedere al governo di quali informazioni disponga il Governo in merito ai dati sulla morte improvvisa in culla correlata al vaccino Infanrix hexa; se non intenda assumere iniziative per promuovere un riesame, da parte dell'Agenzia europea per i medicinali, della Valutazione periodica del beneficio-rischio del medicinale (la PSUR), presentata dal produttore del suddetto vaccino e se non intenda, alla luce dei fatti esposti in premessa, valutare se sussistano i presupposti per prevedere sul territorio nazionale una sospensione precauzionale del farmaco vaccinale Infanrix hexa.

Ivan Catalano 

giovedì 21 settembre 2017

#Modemlibero: ancora violata la libertà di scelta degli utenti

Buongiorno a tutti,

da più di un anno, insieme al Gruppo Civici e Innovatori, sto lottando per garantire, anche nel nostro paese, la libertà di scelta da parte dell'utente della propria apparecchiatura terminale per l'accesso a internet, libertà prevista dal Regolamento UE 2120/2015 ma tuttora negata da molti operatori di telefonia, che impongono ai propri clienti l'uso esclusivo dei propri apparati. L'ultimo capitolo di questo mio impegno è stata un'interpellanza urgente al Ministro Calenda, finalizzata a dare all'AGCOM dei poteri sanzionatori effettivi che si è tradotto in un emendamento nella Legge Europea 2017. Ad oggi infatti l'Autorità può irrogare sanzioni che, per il loro importo modesto, possono essere spesso e volentieri ignorate dagli operatori telefonici.

Mi è arrivata, negli scorsi giorni, una segnalazione che oggi, per il tramite del mio legale, ho fatto immediatamente trasmettere all'AGCOM. In particolare, un utente, dopo aver acquistato un nuovo router Fritz!Box 7590 che supporta il profilo a 35b (200 mega) per la connessione VDSL, si è accorto che questo non può connettersi, su linea TIM, oltre i 100 mega, non permettendo il profilo 35b ma solo il più lento 17a. Visto che il problema è comune a tutti gli utenti che hanno acquistato questo router, il produttore AVM ha avviato un'indagine, concludendo che il problema è delle centraline (DSLAM) di TIM che in pratica non forniscono il profilo più veloce a router che non montano chipset della stessa marca dei router da loro forniti in comodato. Quindi di fatto TIM starebbe imponendo il proprio router non solo per le chiamate VOIP, ma anche per le connessioni a internet alla massima velocità. Anche il produttore AVM, contattato dall'utente, ha valutato, dopo aver fatto le necessarie analisi, "che la configurazione attuale dei centralini di comunicazione interessati sia errata e auspichiamo una pronta risoluzione del problema da parte di Telecom Italia".

Spero che, grazie all'interessamento anche di AGCOM, Telecom Italia provveda a una pronta correzione di tale "errore", se di errore si tratta.

Continuerò a seguire la vicenda, a presto.

Ivan Catalano

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